>>> Intervista a Miriam Iervolino

Miriam Iervolino, giovane artista figurativa che vive e lavora a Palermo. Per saperne di più del suo lavoro “compositivo e scompositivo” visitate http://miriamiervolino.tumblr.com/

Quale e quando è stato il tuo approccio con il mondo dell’arte?
Non riuscirei a datare il momento preciso in cui mi sono avvicinata al mondo dell’arte… credo più nell’esistenza a priori di un’attitudine e della sua consequenziale presa di coscienza, almeno nel mio caso.

Quali sono i tuoi modelli? A chi guardi quando decidi di metterti a lavoro?
Ho subito e subisco ancora una forte attrazione verso diversi atteggiamenti dell’arte degli ultimi vent’anni. Artisti come Stezaker, Sophie Calle e Richard Prince hanno ad oggi un ascendente decisivo nelle mie ricerche. Partendo dal lavoro di collage dei miei scatti, passando per l’acquisto nei mercatini di foto di ricordi altrui che finiscono per saziare la mia curiosità nei confronti di immagini che non appartengono alla mia memoria e al mio tempo.

Che tecniche usi?
La fotografia rappresenta il legame comune di tutti i miei lavori, partendo dai miei collage fino a quelli realizzati grazie a fotografie trovate per caso, per finire al più recente lavoro sulle corrispondenze epistolari, interamente documentato attraverso una catalogazione sistematica di miei scatti accompagnati da testo. Prediligo la fotografia a colori ed analogica, semplicemente perché amo negarmi la possibilità di scegliere.

Quali sono i soggetti più frequenti delle tue opere? E perché?
Inizialmente le persone a me più vicine, e non solo per una questione di comodità ma per la necessità di avere un legame con chi fotografo, rivolgo lo sguardo solo a ciò che m’interessa fortemente. Condizione che si azzera del tutto quando entro in contatto con fotografie che non mi appartengono, ma che trovo, allora non avendole scattate io accendono in me la curiosità nei confronti di realtà ed intimità a me lontane e totalmente sconosciute.

Incide in qualche modo nel tuo lavoro il tuo essere siciliana?
Il legame con la mia terra non è particolarmente incisivo. I miei lavori sono frutto di piccole ossessioni, abitudini che trovo piacevoli. Tratto le situazioni che vivo come fossero parti di un diario, quando un capitolo si conclude preparo una sorta di “confezione” per archiviare, ma con cura. Conservo tutto ciò che ritengo interessante con l’intenzione di trovare prima o poi un linguaggio con cui farlo dialogare.
Probabilmente la sintonia con la mia città si manifesta proprio in questo, Palermo non butta via mai niente… come me.

Cosa ne pensi del Festival >>>ritrovarsi?
A mio avviso la grande virtù della manifestazione consiste nella possibilità data agli spettatori di fruire, tra i cortili del paese stesso, di piccole realtà che si muovono in ambito contemporaneo, del resto abituare all’arte è il primo grande passo per comprenderla ed apprezzarla.

Senza titolo
Ho “Trovato” delle foto di famiglia in un vecchio negozio della mia città che acquista e rivende rimanenze fallimentari. Non riesco a spiegarmi quale sia il motivo per cui siano finite lì, piuttosto mi piace immaginare quale traversia o quale pacco sfuggito dal trasloco le abbia condotte a soggiornare tra il reparto di cancelleria ingiallita e quello dei bottoni retrò. Ho “ritrovato” i ricordi altrui, di volti anonimi impegnati in feste, compleanni, giornate in spiaggia, matrimoni. Col collage ne ho trasformato la fisionomia per appropriarmi della sola postura, della “posa” che prescinde dall’intimità e rientra in un immaginario fotografico che non ha né tempo né spazio. In semplici parole le ho ritrovate e ricondotte ad una memoria comune.

3 - childhood

Childhood
(particolare dell’installazione Senza titolo)
collage con carta fotografica – misure variabili – 2013

2 - summer

Summer
(particolare dell’installazione Senza titolo)
collage con carta fotografica – misure variabili – 2013

1 - relationship

Relationship
(particolare dell’installazione Senza titolo)
collage con carta fotografica – misure variabili – 2013

Author: Virginia Glorioso

Mi chiamo Virginia Glorioso e sono una giovane storica dell’arte. Amo il cosiddetto “lavoro dietro le quinte”, cioè tutto il percorso che porta alla realizzazione di una mostra, dal contatto diretto con gli artisti alla comunicazione dell’evento, dalla progettazione di una esposizione all’inevitabile e inesorabile imprevisto. Quando ci si rapporta all’arte per lo più si ha la certezza di parlare o di leggere “roba pallosa”. Con ritrovarsi.net tenterò di incuriosire e chissà appassionare anche i più titubanti al poliedrico mondo dell’arte.

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