>>> Rocca Nadore. Un insediamento antico tra Sciacca e Caltabellotta

Rocca Nadore è uno sperone calcareo che domina a quota m 599 s.l.m. la fascia costiera tra il fiume Belice e il fiume Platani. Facilmente riconoscibile per l’ampio squarcio di una cava che ne ha deturpato l’aspetto originario, presenta alte pareti a strapiombo sul lato sud, pendici ripide ad Ovest e a Nord, un pendio più dolce ad Est.

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Veduta panoramica del versante orientale, sede del centro abitato punico (IV-III sec. a.C.)

Durante l’Età del Ferro (VIII-VII sec. a.C.), una piccola comunità si stanziò sul verante orientale della montagna, come testimonia il rinvenimento di resti di capanne circolari. Con la fondazione di Selinunte (seconda metà del VII sec. a.C.), Rocca Nadore dovette entrare nella sfera di influenza della colonia megarese.

Nel 409 a.C. la distruzione di Selinunte ad opera dei Cartaginesi, determina il passaggio di Rocca Nadore sotto il controllo di Cartagine. E, quando la città fenicia, dopo il trattato di pace con Siracusa del 374 a.C., decide di esercitare un dominio diretto sulla Sicilia occidentale con la costituzione di una provincia (eparchia), vengono fondati, lungo la frontiera che la divide dai territori controllati dai Greci, una serie di centri fortificati atti a garantirne la difesa e lo sfruttamento delle risorse.

 

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La cinta superiore delle fortificazioni puniche sul versante orientale.

E’ in quegli anni che Rocca Nadore diventa sede di un esteso centro abitato, integrato in un sistema di centri fortificati a difesa del confine orientale dell’eparchia. Esso aveva la sua punta avanzata in Eraclea Minoa, alla foce del Platani, e tre capisaldi in siti arroccati alle sue spalle: S. Benedetto di Caltabellotta, al quale era affidato il controllo della bassa e media valle del fiume Verdura, Rocca Nadore che controllava il territorio costiero dal Verdura al Carboj, e, infine, Monte Adranone a difesa della media valle del Carboj.

Il centro di Rocca Nadore, coinvolto nelle guerre tra Cartagine e Siracusa, ebbe vita breve e venne distrutto tra la fine del IV e i primi decenni del III sec. a.C. o per mano di Agatocle di Siracusa o nel corso della spedizione di Pirro contro Lilibeo.

Soltanto in età normanna sorse, sulla sommità della montagna, un piccolo villaggio fortificato, forse ad opera di una comunità di musulmani che voleva difendersi dagli attacchi dei nuovi dominatori. L’insediamento ebbe breve durata e, come tanti altri villaggi musulmani di altura della Sicilia occidentale, venne spazzato via da Federico II di Svevia.

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Strade e abitazioni di epoca punica all’interno della cinta superiore.

In un momento imprecisato, forse nel XV secolo, fu costruita sulla sommità della Rocca una torre rettangolare, con funzione di controllo della fascia costiera.

Le prime ricerche archeologiche, avviate dalla Soprintendenza alle Antichità della Sicilia centro-meridionale agli inizi degli anni ’70 e riprese negli anni ’80 del secolo scorso, hanno interessato alcuni settori dell’abitato punico, parte delle fortificazioni di IV-III sec. a.C. e un lungo tratto del muro di difesa del villaggio musulmano. Una nuova fase della ricerca, frutto di una proficua collaborazione tra la Soprintendenza dei Beni Culturali di Agrigento e l’Università degli Studi di Palermo, è iniziata nel 2004 ed ha permesso di acquisire nuovi dati sulla topografia generale, sulla organizzazione e sulla struttura dell’insediamento.

Il centro punico, che si sviluppa sui versanti orientale e settentrionale del rilievo, era difeso da tre circuiti di mura. L’accesso principale è stato individuato sulle basse pendici orientali.

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La cinta del villaggio musulmano sopra i resti dell’abitato punico.

 

Le abitazioni occupavano tutti gli spazi edificabili all’interno del perimetro urbano, estendendosi anche sui pendii più scoscesi: segno evidente di una forte concentrazione demografica.

Le abitazione si adattano al pendio naturale della rocca e si articolano su terrazze livellate artificialmente.

E’ probabile che il centro di Rocca Nadore, per la funzione strategica nell’ambito del sistema difensivo dell’eparchia, fosse presidiato da truppe di mercenari, di cui Cartagine si serviva ampiamente.

 

Author: Nunzio Allegro

E' professore ordinario di Archeologia Classica all’Università di Palermo

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1 Comment

  1. Ciao, Nunzio. Hai pubblicato da qualche parte i risultati dgeli scavi sul Nadore? Mi piacerebbe saperne di più. Ciao. Franco Giordano

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